Dieci anni di solitudine: l’ultimo report Onu sulla Striscia di Gaza

Il team paese delle Nazioni Unite nei Territori Palestinesi occupati ha pubblicato nei giorni scorsi un rapporto che indaga lo stato socio-economico della Striscia di Gaza dieci anni dopo gli eventi del 2006-2007. Eventi che hanno visto una violenta presa del potere della Striscia da parte di Hamas, e la conseguente imposizione di Israele di una serrata chiusura della Striscia, oltre alla separazione amministrativa di Gaza dalla Cisgiordania.

Il nuovo rapporto, “Gaza – 10 anni dopo” parte da alcuni indicatori chiave identificati nel 2012 in un rapporto precedente delle Nazioni Unite, che aveva predetto che Gaza sarebbe diventata invivibile nel 2020 (Gaza 2020: A liveable place?’)  a meno che i trend analizzati si fossero invertiti.

Il rapporto sottolinea che la maggior parte delle proiezioni per il 2020, hanno avuto un deterioramento più profondo ed uno sviluppo più rapido di quello previsto nel 2012. Il PIL reale pro capite è diminuito, la fornitura di servizi medici ha continuato a peggiorare, e la domanda di ulteriori cliniche, dottori e letti ospedalieri non ha avuto risposta.

Per larga parte grazie ai servizi forniti dall’UNRWA (United Nations Relief and Works Agency for Palestine), Gaza ha mantenuto degli alti standard educativi, ma la media delle lezioni scolastiche rimane bassa, ovvero di quattro ore giornaliere. Mentre una proiezione iniziale aveva previsto che le falde acquifere costiere sarebbero state inutilizzabili a partire dal 2016, un aggiornamento prevede che lo saranno dalla fine del 2017; l’unica fonte di acqua è previsto che sarà irreversibilmente esaurita nel 2020, a meno che immediate azioni mitigatrici vengano intraprese.

Esiste ancora un alto bisogno di ricostruzioni, conseguente alle distruzioni provocate dal conflitto del 2014 che ha innescato un aumento delle importazioni di materiali, soprattutto grazie al Meccanismo di Ricostruzione di Gaza (GRM), ma ad ogni modo l’accesso del materiale necessario all’economia, alle infrastrutture e ai servizi di base di Gaza, rimane fortemente ristretto.

Con una fornitura di corrente elettrica che negli ultimi giorni non supera i 90MW (rispetto ad una domanda di oltre 450MW), l’energia è il segno più visibile del deterioramento delle condizioni di vita a Gaza, ma questo si aggiunge ad una serie di di problemi acuti e cronici, che sono diventati parte della “normale” vita di Gaza.

“Gaza continua nel suo percorso di de-sviluppo, in molti casi anche più velocemente di quanto avessimo previsto” riporta Robert Piper, il Coordinatore dell’ONU per l’Aiuto Umanitario e le Azioni di Sviluppo. “L’attuale assistenza umanitaria, fornita principalmente dai servizi dell’UNRWA, sta aiutando a rallentare questo crollo, ma la discesa verso il basso rimane evidente”.

Ieri, le Nazione Unite insieme ad Organizzazioni non governative hanno condotto una visita sul campo nella Striscia di Gaza, con nove membri della comunità diplomatica (Australia, Canada, UE, Germania, Turchia, e Regno Unito) per testimoniare in prima persona l’impatto di dieci anni di chiusura e divisioni interne.

La visita ha sottolineato l’impatto delle restrizioni di accesso ai servizi di base, alla libertà di movimento ed allo sviluppo economico sulle vite e sul sostentamento dei due milioni di residenti di Gaza. La delegazione ha ascoltato i membri della comunità di pescatori di Gaza, che hanno descritto le proprie difficoltà a mantenere i propri mezzi di sostentamento in una situazione di restrizioni di accesso in molte aree.

Una visita a Ash Shuja’iyehm, una delle aree più duramente colpite durante i conflitti armati del 2014, ha sottolineato gli importanti progressi compiuti in tre anni di ricostruzioni, ma anche le ferite sociali e psicologiche di lungo termine inflitte alle famiglie durante il conflitto. L’interruzione del funzionamento dell’impianto di desalinizzazione di Deir al Balah illustra bene le difficoltà croniche legate ad acqua ed elettricità. Una vista all’iniziativa dell’UNRWA ‘Gaza Gateway’ ha infine mostrato la creatività e l’innovazione di alcuni giovani imprenditori di Gaza.

Il rapporto si appella ad Israele, all’Autorità Palestinese, Hamas ed alla comunità internazionale affinché prendano azioni concrete per più investimenti per una sviluppo sostenibile, per rinvigorire il settore produttivo di Gaza, per migliorare la libertà di movimento di persone e beni, e per rispettare i diritti umani ed il diritto umanitario internazionale. “L’alternativa”, avvisa Piper, “sarà una Gaza più isolata e più disperata.

La minaccia di una nuova e più devastante escalation di violenza aumenterà, mentre scemerà la prospettiva di una riconciliazione fra Palestinesi – e di conseguenza le prospettive di pace fra Israele e Palestina”.

Il rapporto completo è disponibile qui