Diritto all'educazione
nella comunità della pesca di Foundiougne
* SENEGAL *

 

 

AFRICA - ROMA A/R

 


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Il “Continente nero” e’ il modo in cui gli europei hanno sempre visto l’Africa: prima le terre sconosciute oltre il Sahara degli antichi romani, l’ “hic sunt leones” della loro cartografia, terre selvagge abitate da animali e popoli selvaggi.
Questo elemento di mistero, inscindibilmente legato alla natura selvaggia e al carattere incivile dei suoi abitanti, resta prevalente: gli europei si affacciano sulle coste dell’Africa sub-sahariana solo intorno al 1450.
E per molti secoli, fino a oltre metà ottocento, si limiteranno a creare presidi sulle coste per alimentare il traffico degli schiavi: 15 milioni di esseri umani deportati nelle americhe per sostenere l’economia delle nuove colonie, e lo sviluppo della potenza della nuova civiltà; occidentale.

L’Africa profonda, oltre la linea costiera, è ancora il Continente nero delle tribù selvagge, delle malattie mortali, delle bestie feroci: un cuore di tenebra che incute senso di mistero e timore, e da cui e’ bene tenersi alla larga. Solo nella seconda metà dell’ottocento gli europei iniziano a penetrare nell’interno, e a conoscere di persona che cosa c’e’ nel continente nero: lo fanno grazie alla potenza delle nuove armi, fucili a ripetizione e mitragliatrici, usate la prima volta dal “grande” esploratore Stanley (“dottor Livingstone, I presume”…), e successivamente da tutti I corpi di spedizione coloniale.

Grazie alla ferrovia, e ai battelli a vapore, che consentono di costruire una rete efficiente di collegamento tra I porti e l’interno. L’Africa è – più che nel passato – il Continente Nero: terra di esplorazioni, di evangelizzazione, di conquista. La parola d’ordine è quella della “civilizzazione”. E’ in questo periodo che l’espressione Continente Nero si afferma definitivamente in Europa, dove resta fino ai nostri giorni, per indicare l’Africa sub-sahariana.
Eppure l’Africa è tutt’altra cosa: è un continente dai mille colori, che ti vengono continuamente incontro nella multiformità e vitalità della sua natura, come nei vestiti delle persone, nella ricchezza delle loro espressioni culturali.

 

Mahamouda Diola giu_06

 

Senegal giu_06


La diversità ecologica è impressionante dai deserti, alle savane, alla foresta pluviale, ai grandi altipiani, alle coste. La diversità culturale è unica al mondo: oltre 2000 lingue parlate.

Una diversità culturale che dà vita ad una ricchezza di forme artistiche diffusa tra tutta la popolazione. Sono le “arti leggere” della musica e del canto, della pittura e della scultura, della capacità di raccontare, di dare vita a forme architettoniche originali, anch’esse leggere, perfettamente integrate nei diversi ecosistemi.

L’Africa oggi è tutto questo, ma è soprattutto un continente attraversato da profondi squilibri, che sono la conseguenza della violenza della colonizzazione, e della difficile fase di adattamento degli anni più recenti dell’indipendenza. Sono anche parte ed effetto degli squilibri globali che colpiscono tutto il pianeta, e che in Africa hanno un impatto ancora più devastante.

Gli squilibri sono visibili dappertutto: nell’erosione crescente delle risorse naturali, nel gap di potere che si e’ creato tra governanti e governati, e che riflette una disuguaglianza sociale estesa a profonda, nella crescita demografica fuori controllo.

La storia dell’Africa dei prossimi decenni sarà segnata dalla capacità di affrontare e di risolvere questi squilibri. Un ruolo fondamentale lo giocheranno le donne, presenti dappertutto nell’economia, nella vita familiare e sociale, dotate di grande dinamismo e senso di responsabilità sociale, ma ancora prive di potere e spesso di diritti.

 

acqua e palme

 

 

Dakar: corriere

Lo giocheranno quelli che oggi sono i bambini: quasi la metà della popolazione, se avranno – grazie anche a noi – la possibilità di studiare, di inserirsi nella vita economica, sociale e politica, con nuovo entusiasmo e nuove idee.


(Giorgio Menchini – coordinatore Area Africa-Cospe)


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