Cospe a Marsiglia


COSPE, che da anni lavora in tutto il mondo a fianco delle comunità, della società civile, dei movimenti e comitati di base per promuovere il riconoscimento del diritto all’acqua difendendo modelli di gestione dal basso, partecipata e comunitaria, SARA’ a Marsiglia insieme a molti partner dall’Africa e dell’America latina.
In occasione del Forum Mondiale Alternativo sull’Acqua organizzato a Firenze nel marzo 2003, COSPE ha aderito alle linee programmatiche tracciate dal Manifesto per un Contratto Mondiale sull’acqua e da anni lavora a fianco dei movimenti per l’acqua, delle comunità, degli enti pubblici locali con modalità di partecipazione attiva nella definizione delle forme e delle modalità di gestione dell’acqua.






Dichiarazione Finale Marsiglia.

INTRODUZIONE:

In qualità di membri del movimento per la giustizia idrica riuniti a Marsiglia (Francia), con il presente documento proponiamo un piano d'azione per la giustizia idrica globale. Condividiamo una visione comune dell'acqua come diritto umano e bene comune, e non come merce. Sosteniamo il riconoscimento del diritto umano all'acqua e all'accesso ai servizi igienico-sanitari da parte delle Nazioni Unite (Risoluzione 64/292), nonché l'integrazione di tale diritto in numerose costituzioni e legislazioni a livello mondiale.
In risposta alla crescente privatizzazione dell'acqua:

  • ribadiamo che l'acqua è elemento fondamentale per ogni forma di vita sul pianeta, ed è un diritto umano essenziale e inalienabile;
  • insistiamo sull'importanza di garantire la solidarietà fra le generazioni presenti e quelle a venire;
  • rifiutiamo ogni forma di privatizzazione dell'acqua, e dichiariamo che la gestione e il controllo dell'acqua deve essere pubblico, cooperativo, partecipativo, equo, e senza fini di lucro;
  • lanciamo un appello a favore di una gestione democratica e sostenibile degli ecosistemi, della conservazione dell'integrità del ciclo dell'acqua, e del diritto dei corsi d'acqua a scorrere, attraverso la protezione e la gestione appropriata dei bacini idrografici e dell'ambiente. Ci opponiamo invece al modello economico e finanziario dominante, che impone la privatizzazione, commercializzazione e finanziarizzazione dei servizi idrici e sanitari pubblici.

CONTESTO:

Lo sviluppo capitalista proprio del modello estrattivo occidentale ha generato delle profonde e gravissime crisi economiche, sociali e ambientali globali. La struttura capitalista neoliberista e non democratica che ha determinato questa situazione sta ormai crollando, insieme con il Forum Mondiale dell'Acqua e il Consiglio Mondiale dell'Acqua, che sono completamente allineati a questo modello. Il loro approccio, che considera l'acqua come una merce, contrariamente alla volontà delle popolazioni, è ingiusto e strutturalmente incapace di garantire l'accesso all'acqua e ai servizi igienico-sanitari per tutti.
Grazie al movimento per la Giustizia Idrica, le Nazioni Unite hanno riconosciuto il diritto umano all'acqua e ai servizi igienico-sanitari. Conseguentemente, sono state ottenute alcune vittorie di rilievo, fra cui: l'adozione di emendamenti costituzionali che integrano il riconoscimento questo diritto, presso numerosi Stati in America Latina; in Italia, il trionfo del referendum contro la privatizzazione dei sistemi di gestione delle acque; la rimunicipalizzazione dell'acqua a Parigi, e in numerose altre città del mondo; e le prime sentenze nazionali che riconoscono il diritto all'acqua.

APPELLO E IMPEGNI

Ci impegnamo a proseguire e incrementare il nostro sforzo dinamico in direzione dell'effettivo riconoscimento di questo diritto fondamentale, attraverso proposte concrete riguardanti la dimensione politica, democratica, ambientale e sociale del problema;
Sosteniamo sistemi di gestione dell'acqua pubblici e comunitari; proponiamo l'adozione di partenariati pubblici-pubblici e pubblici-comunitari.
Richiediamo una democrazia “reale”: le popolazioni coinvolte devono partecipare alle decisioni fondamentali riguardanti l'acqua, quali – ad esempio – la scelta del sistema di gestione idrico o la realizzazione di un progetto di larga scala. La partecipazione comunitaria in questo processo è essenziale.
Proponiamo la realizzazione di un sistema giuridico internazionale indipendente, che sia in grado di garantire il diritto all'acqua e ai servizi igienico-sanitari. Tale diritto dev'essere esigibile da ogni individuo in ogni parte del mondo, e coloro che comettono violazioni in proposito devono essere perseguiti come responsabili. In particolare, viene formulata la richiesta di stabilire una Corte Penale Internazionale dell'Ambiente.
Riconosciamo l'importanza dei saperi tradizionali e dei diritti consuetudinari. Difendiamo i diritti e le pratiche dei popoli indigeni.
Sosteniamo l'agricoltura familiare e di piccola scala, come modello rispettoso dell'ambiente. Promuoviamo una vera sovranità alimentare che consenta ad ogni individuo di sfamarsi, e avere accesso all'acqua e alla terra.
Ribadiamo che i diritti delle donne sono al centro della lotta globale per l'acqua.
Riaffermiamo il diritto all'acqua per tutti: l'accesso incondizionato all'acqua per tutti, in quantità necessaria alla vita, è una responsabilità colletiva. Qualora si rendessero necessarie delle tarifficazioni, esse dovranno fondarsi sul criterio della progressività al fine di evitare l'esclusione sociale.
Sosteniamo la conservazione e l'integrità del ciclo dell'acqua, come forma di riconoscimento dei diritti degli ecosistemi e delle specie ad esistere, crescere ed evolvere.
Ci opponiamo ad ogni forma di sfruttamento industriale dei beni comuni naturali, segnatamente alle attività minerarie e di estrazione di idrocarburi (fra cui il gas di scisto) che danneggiano l'integrità delle risorse idriche.
Chiediamo lo sviluppo di una transizione verso dei sistemi energetici alternativi, sostenibili, locali, che comportino la riduzione dei consumi energetici. Tale processo implica in particolare l'immediata proibizione della fratturazione idraulica per l'estrazione di idrocarburi, e l'adozione di una moratoria internazionale sulle grandi dighe.

NELLO SPIRITO DELLE NOSTRE RICHIESTE:

Esortiamo gli Stati a riconoscere, all'interno delle diverse legislazioni nazionali, il diritto di ciascuno all'acqua e ai servizi igienico-sanitari, coerentemente con la Risoluzione 64/292 dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
Esortiamo i Governi a rimettere in discussone l'autorità e la legittimità del Forum Mondiale dell'Acqua quale sede per la negoziazione di buone politiche di governance in materia di acqua, affermando l'importanza della governance democratica e del diritto umano all'acqua.
Invitiamo l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ad organizzare un summit globale sul tema dell'acqua nell'ottobre 2014, che si dia l'obiettivo di impegnare gli Stati Membri a garantire l'effettività del diritto umano all'acqua e ai servizi igienico-sanitari sulla base di obblighi vincolanti, in maniera responsabile nei confronti della comunità globale. La crisi idrica incalzante impone un summit sul tema dell'acqua legittimo, responsabile, trasparente e democratico. Tale summit deve consentire lo svolgersi di discussioni sostanziali ed aperte, insieme con le comunità rilevanti, i lavoratori, i popoli indigeni e la società civile, e risultare nell'assunzione di impegni vincolanti, e non di generiche dichiarazioni ministeriali.
Ribadiamo l'importanza del rispetto dei diritti e della sovranità dei popoli indigeni, nonché del riconoscimento dei saperi, delle giurisdizioni e della governance indigena, nel processo di effettuazione del diritto all'acqua.
Invitiamo i governi a sostenerci nel rifiuto delle false soluzioni alla crisi finanziaria e ambientale globale propugnate dalla “green economy”. Le grandi dighe, le centrali nucleari, le piantagioni di agrocarburanti e le monocolture industriali incidono negativamente sulla quantità e qualità delle acque. Accogliamo sistemi economici funzionali all'instaurarsi di comunità sane dal punto di vista umano e ambientale, e non esclusivamente alla massimizzazione del benessere individuale.
Richiamiamo i governi al rispetto delle raccomandazioni della Commissione Mondiale Dighe, e a non adottare l'approccio volontaristico promosso dall'Hydropower Sustainability Assessment Protocol.
Sollecitiamogli Stati a finanziare sistemi idrici e igienico-sanitari pubblici attraverso lo strumento della fiscalità generale progressiva, e/o delle imposte sulle transazioni finanziarie nazionali e internazionali. Il diritto umano all'acqua necessita infatti di un finanziamento pubblico adeguato. Si deve porre un termine alle politiche di austerità economica nel Nord globale, e agli aggiustamenti strutturali nel Sud globale: tali provvedimenti hanno indotto i governi tagliare brutalmente le spese per i fondamentali servizi idrici e igienico-sanitari, e aperto ulteriormente la strada al settore privato e alle multinazionali.
Gli Stati devono garantire che le Istituzioni Finanziarie Internazionali interrompano ogni tipo di attività volta a promuovere la privatizzazione e finanziarizzazione dei servizi idrici, e che in qualunque modo indebolisca il controllo e la gestione democratici dell'acqua.
Richiediamo che le risorse pubbliche siano destinate a favore di partenariati pubblici-pubblici o pubblici-comunitari, garantendo la condivisione delle best practices, specialmente a vantaggio di coloro che risultino bisognosi di formazione.
Ci impegniamo a proseguire la costruzione di reti e di nuove alleanze sociali, favorendo l'allargamento e l'approfondimento dei legami che ci uniscono ai movimenti sociali in lotta per la sovranità alimentare, la giustizia climatica, la democrazia e la giustizia sociale.
Ci impegniamo altresì a coinvolgere le autorità locali e parlamentari che si battono per la difesa dell'acqua come bene comune e l'affermazione del diritto all'acqua potabile per ogni essere umano e per la natura.
Incoraggiamo tutte le aziende idriche pubbliche o municipalizzate a collaborare, istituendo associazioni nazionali e reti regionali.
Denunciamo la criminalizzazione e la repressione violenta delle battaglie sociali per l'acqua, che il 15 Marzo 2012 (durante il FAME) hanno trovato drammatica conferma nell'assassinio di Bernardo Vasquez Sanchez, impegnato nelle lotte contro le compagnie minerarie in Messico.
Proclamiamo i nostri traguardi, e siamo già in marcia per portare avanti la nostra collaborazione attraverso i Paesi e i continenti!

Dichiarazione finale Marsiglia.



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